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di Franco Dell'Amore (Dell'Amore Management) This page in English La canzone italiana degli anni Cinquanta è documentata nelle foto di Giuseppe Palmas con lo sguardo di chi è cosciente di dover comunicare ad altri la raggiunta intimità con l'artista. Un obiettivo intimo ed indiscreto che rivela la complicitàdel protagonista e la professionalità del fotografo. Conseguente è l'imbarazzo per chi aggiunge altri occhi tra le pareti domestiche o nelle situazioni mondane per cogliere quel clima che la sola canzone non può più restituire. Tra le migliaia di foto dell'Archivio Giuseppe Palmas che documentano anche l'esordio della canzone italiana èopinabile la scelta delle cinquanta immagini esposte; criteri estetici, documentaristici e sentimentali si sono accavallati costituendo un tracciato del tutto personale di cui mi sento tremendamente responsabile. Gli anni 1951 e 1960 sono gli estremi cronologici entro i quali si muovono i cantanti ed i loro inseguitori. Anni non casuali:il 1951 dà il via al Festival di Sanremo, il 1960 chiude un'epoca musicale ed apre quella del rock.
L'avventura non può che iniziare con uno sguardo indiscreto nel dècolletè di Nilla Pizzi datato settembre 1951. Adionilla Pizzi, questo il vero nome, è uno dei volti più rappresentati nell'archivio. Dalle tante foto emergono i corteggiatori, le pose sinuose ma sempre eleganti di Nilla. Lei dice di essere nata nel 1951 con il Festival di Sanremo dove vinse con Grazie dei fiori, ma all'epoca aveva già al suo attivo decine di incisioni di motivi romantici alternati a rumbe, sambe e conghe. Nel 1952 a Sanremo si aggiudicò il primo posto con Vola colomba, il secondo posto con Papaveri e papere ed il terzo posto con Una donna prega, record ancora insuperato per il più grande concorso italiano. La &laqno;regina della canzone»nel 1953 deve accontentarsi del secondo posto con Campanaro, un'insopportabile canzone dedicata ai giovani alpini dell'Adamello. Comunque, grazie Nilla per lo stile di vita che altri dovrebbero imitare. Al Festival di Sanremo del 1951 approdò anche Achille Togliani su invito del maestro Angelini. Fu un anno di successi ed aumentarono le richieste di autografi da parte di tante fans. Durante le riprese di un fotoromanzo conobbe una certa Sofia Lazzaro (poi divenuta Sofia Loren) che forse intenerìcon la sua voce suadente ed il suo charme, come fece con tante altre ragazze amanti delle spider. Achille Togliani rappresentòla &laqno;canzone confidenziale», affinò lo stile melodico della canzone italiana dei primi anni Cinquanta facendola uscire dal genere strapaesano degli "stornelli". Dell'ottobre del 1951 è la foto del Trio Carosone, costituitosi due anni prima per inaugurare lo Shaker Club di Napoli dell'impresario Pacenza. Il piano di Renato Carosone era affiancato dalla vivace batteria di Gegè Di Giacomo e dall'olandese Peter Van Wood, anche lui immortalato con la sua chitarra elettrica che produceva strani effetti calpestando una pedaliera. Il repertorio di Carosone era ancora tutto americano, la commistione di quest'ultimo con la canzone napoletana nasce qualche anno dopo con Tu vuò fa' l'americano (1956) dove il ritmo di boogie-woogie sostiene un testo tutto partenopeo. Il 4 giugno del 1955 il gruppo inaugura la Bussola di Viareggio e nello stesso locale vengono ripresi un mese dopo dalla macchina fotografica di Palmas. Nel 1960 Renato Carosone si ritira da ogni forma di spettacolo. I tempi stanno cambiando, il napoletano fiuta l'aria e non si fa cogliere sulla scena dal movimento del Sessantotto italiano che proprio con la contestazione della Bussola dà il segnale di partenza. Dopo aver lavorato a Radio Trieste ed essersi spacciato per un agente del servizio segreto americano, Teddy Reno - fotografato nel 1951 e 1952 - fondò, con i soldi del padre, la casa discografica Cgd (Compagnia Generale del Disco). Divenne interprete di un genere, il &laqno;confidential-song», che gli fece accostare inossidabili standard americani a canzoni come Piccolissima serenata o Addormentiamoci così. Nel 1950 cantò in Argentina per Juan ed Evita Peron in una serata degli equivoci, dove l'ambasciatore italiano lo scambiò per Giacomo Rondinella e Teddy Reno ricevette gli applausi destinati a John Wayne. Si dedicò in seguito e per tanti anni ai Festival degli Sconosciuti dove conobbe una ragazzina tutta pepe (Rita Pavone) che nel 1968 sposò. Le foto del 1951 terminano con il Quartetto Stars costituito esclusivamente di voci femminili (Mariuccia Barbesini, Mariolina Gai, Enrica Pereno e Santina Della Ferrera) ed iniziano quelle del 1952 con il bicchiere ed il sigaro di Luciano Tajoli. Celebre per i suoi "svolazzi" vocali, Tajoli deve essere ricordato per la bellezza della sua voce ed i virtuosismi di cui era capace. Fu talmente popolare all'inizio degli anni Cinquanta che confezionarono una sceneggiatura cinematografica tutta per lui intitolata Il romanzo della mia vita, film interpretato dallo stesso artista. Nel gennaio del 1952 l'obiettivo di Palmas si fermò su un giovane attore con la chitarra in mano, Febo Conti, divenuto popolare come conduttore di trasmissioni radiofoniche e televisive. Non è mai stato ricordato il suo talento canoro e la foto permette di associarlo alla sua attività teatrale. All'epoca non si era ancora affacciato alla Tv che lo consacrerà conduttore di trasmissioni per ragazzi negli anni Sessanta con il programma Chissà chi lo sa?. Gorni Kramer, ripreso al pianoforte in ambiente familiare nel marzo del 1952, era già assai famoso come fisarmonicista, conduttore di orchestre jazz e di tanghi argentini; aveva già inciso numerosi dischi per la Fonit. Fu l'anno in cui incontrò Pietro Garinei e Sandro Giovannini e si dedicò alla composizione per il teatro musicale. Sono sue le musiche della rivista Attanasio, cavallo vanesio del 1952-53 interpretate da Renato Rascel e Lauretta Masiero. Sempre del marzo 1952 è la foto del cantante bolognese Ariodante Dalla. Parente di Lucio Dalla, vinse nel 1947 il concorso voci nuove indetto dalla Rai, incise per la Cetra e cantò con le orchestre di Beppe Mojetta, Pippo Barzizza, Carlo Savina e Nello Segurini. Per la sua eleganza, non suffragata dalla foto, era soprannominato Lord Brummel. Nel 1953, dopo un periodo di silenzio, ritornò a cantare col nome di Dario Dalla, poi la sua carriera fu interrotta da un infarto. Il 1953 fu un anno particolarmente intenso durante il quale si avvicendarono di fronte ai più agognati microfoni - conseguentemente di fronte alla "camera" di Giuseppe Palmas - i grandi nomi della canzone italiana. A Napoli era attivo, all'epoca, un personaggio chiamato &laqno;'o chiagnazzaro»(il piagnone) per i toni delle sue canzoni e per l'uso del vibrato della sua voce che trasmettevano una commozione tutta partenopea. Il suo nome è Giacomo Rondinella e la sua posa è emblematica. Tra le sue incisioni è da ricordare un'antologia di 116 classici napoletani dal significativo titolo Napoli fonte perenne di melodia. Poco distante - a Capri - era attivo il cantante-chitarrista Scarola il quale, come interprete della canzone napoletana classica, divenne in patria un'attrazione per vip internazionali al pari della Piazzetta e dei Faraglioni, mentre negli Stati Uniti venne idolatrato. Un altro cantante-chitarrista era possibile incontrare nell'anno 1953 tra i tavoli dei ristoranti e portava il nome di Domenico Modugno. Componeva e cantava canzoni in dialetto siciliano e pugliese come ad esempio U pisci spada. In seguito compose in italiano canzoni come Lazzarella interpretata da Aurelio Fierro nel 1957, Resta cu 'mme incisa da Roberto Murolo e La donna riccia lanciata da Renato Carosone. Il trionfo arrivò con la partecipazione al Festival di Sanremo del 1958 dove la canzone Nel blu dipinto di blu ovvero Volare sancì una svolta nella canzone melodica italiana. La foto del 1959 ritrae Domenico Modugno mentre era già all'apice della popolarità ma i suoi successi non terminarono; in quell'anno si presenta a Sanremo con Piove, nel 1960 con Libero, nel 1962 canta Addio... addio, nel 1966 Dio, come t' amo! Vinse, in coppia con Ornella Vanoni, il festival di Napoli del 1964 con l'indimenticabile Tu si' 'na cosa grande. Risalendo l'Italia è possibile incontrare, con la sua immancabile chitarra, Fiorenzo Fiorentini. Deve essere ricordato come un cultore delle tradizioni romane avendo scritto popolarissime canzoni come Ho giocato tre numeri al lotto (cantata da Peter Van Wood), Vengo anch'io (no tu no) in collaborazione con Dario Fo ed Enzo Jannacci, La fine del mondo. Inoltre ha contribuito molto alla divulgazione del repertorio di Ettore Petrolini. Nell'agosto del 1953 Tina Allori non è ancora una cantante conosciuta, ha vinto una semplice gara per dilettanti ed in attesa dei futuri successi ascolta la radio. Le occorrerà attendere un anno per conquistare popolarità, dopo essersi classificata &laqno;migliore nuova voce d'Italia»ad un importante concorso bandito proprio dalla Radio nel 1954. Sempre accanto alla radio è la foto di Antonio Basurto, il quale però era già in carriera in quanto vinse nel 1939 un concorso canoro indetto dall'EIAR, il trampolino più importante prima della Tv. Divenne popolare nel secondo dopoguerra lavorando con le compagnie di rivista di Renato Rascel, di Aldo Fabrizi e di Lydia Johnson. Un'altra cantante che debuttò nel 1953 alla radio fu Lina Lancia, nome d'arte di Angela Tonti. Unica donna ripresa da Palmas alla guida di un'automobile, Lina Lancia si caratterizzò per aver prestato la sua voce di cantante ad attrici come Sofia Loren, Silvana Pampanini, Marisa Allasio, Antonella Lualdi, Diana Dors e per questo venne soprannominata &laqno;la donna dello schermo». Legato al cinema fu anche il compositore e direttore d'orchestra Armando Trovajoli. Negli anni Cinquanta fu alla guida di una storica orchestra e nel 1953, anno nel quale venne fotografato al pianoforte, diresse al Festival di Sanremo. Furono gli anni in cui associò la passione per il jazz, suo primo amore, con la composizione di colonne sonore destinate al cinema di cui oggi se ne possono contare circa 250. Dopo aver affidato il successo quasi esclusivamente alla produzione discografica, Natalino Otto partecipò nel 1954, anno che precede quello della foto, al Festival di Sanremo con 5 canzoni. Quattro giungeranno in finale (Mogliettina, Notturno per chi non ha nessuno, Donnina sola, Con te) ma nessuna di quelle eguaglieràil successo, la qualità, l'ironia e l'interesse delle canzoni di molti anni prima come Parlami d'amore Mariù, Mister Paganini, Mamma voglio anch'io la fidanzata, Trotta cavallin, Ho un sassolino nella scarpa . Il Festival di Sanremo riuscìa cancellare tutte le novità ed i ritmi musicali che con difficoltà arrivarono dall'America durante il Ventennio fascista facendo arretrare la canzone italiana di tanti anni. Natalino Otto incise più di tremila canzoni ed il suo contributo all'innovazione non oltrepassòil 1953. L'innovazione fu essenzialmente una semplice attenzione ed imitazione dei nuovi ritmi provenienti dal Nuovo Continente. Uno dei gruppi più sensibili fu il Quartetto Cetra composto da Tata (Giovanni) Giacobetti, Lucia Mannucci, Felice Chiusano e Virgilio Savona. Il quartetto, nato a Roma nel 1940, incise nel 1945 il primo boogie-woogie tutto italiano dal titolo Pietro Vughi il ciabattino. Una vecchia filastrocca irlandese, rielaborata alla loro maniera, nel 1949 divenne il loro più grande successo discografico ed un motivo da tutti conosciuto:Nella vecchia fattoria. Nel 1953, anno della foto romana, il Quartetto Cetra aveva già definito un modo di "rappresentare" le canzoni in forma teatrale che determinò il loro inconfondibile stile. L'avanspettacolo ed il varietà furono i generi di teatro musicale più popolari degli anni Cinquanta, generi che fecero conoscere al pubblico italiano "il piccoletto", alto 1 metro e 61 centimetri, di nome Renato Rascel. Nella stagione 1952-53, fu protagonista con Lauretta Masiero del già citato Attanasio, cavallo vanesio. Replicarono gli stessi protagonisti nella stagione successiva (1953-54) con Alvaro piuttosto corsaro. E' stato autore ed interprete di storiche canzoni come Arrivederci Roma, scritta nel 1955. L'impronta surreale, estemporanea e dedita al non-sense di Renato Rascel, che si è fatto chiamare anche Harry Slaven e Ronny Boy (il suo vero nome era Renato Ranucci) ha attraversato tutto il teatro comico italiano dall'avanspettacolo alla rivista, per trasformarsi nella drammaticità patetica in alcuni film o nella comicità medio borghese della commedia televisiva italiana. Discendenti da una illustre famiglia circense le Sorelle Nava (Pinuccia, Diana, Lisetta) formarono un Trio al quale si aggiunse, nel 1953, la quarta sorella Tonini. Si esibirono come ballerine, spesso acrobatiche, attrici brillanti e cantanti con un'esuberante carica di vitalitàche le rendevano irresistibili. La foto le ritrae quasi al termine della loro carriera. Nel 1955 Lisetta intraprese l'attività come solista interpretando un carissimo personaggio televisivo, il pagliaccio Scaramacai.
Il Festival di Sanremo del 1954 venne vinto dal sorridente Gino Latilla con la canzone Tutte le mamme. Si narra che appena entrato come cantante nella grande orchestra di Cinico Angelini, il giovane Gino Latilla, che all'epoca cantava Bongo Bongo Bongo (sdare bene tu nel Congo...), si innamorò perdutamente di Nilla Pizzi senza essere da lei ricambiato. Si accoppiò poi, sulla scena e nella vita, con Carla Boni con la quale cantò duetti canori come Timida serenata. A metà degli anni Cinquanta nacque un loro fan club, l'ABLA, ovvero Amatori Boni Latilla Associati. La Wandissima, personaggio di sogno per un'Italia da poco uscita dalle ristrettezze della guerra, nel 1954 aveva già ottenuto tutto il successo che una soubrette poteva auspicarsi. La stagione 1953-54, con la compagnia di Macario, vide Wanda Osiris protagonista della rivista Made in Italy, da ricordare perchèil suo ingresso in scena venne salutato da un applauso lungo 3 minuti e 22 secondi. Il 1954 fu anche l'anno della canzone Ti porteròfortuna tratta dalla rivista Festival. Le sue passerelle e le sue discese delle scale hanno costruito l'indelebile personaggio della divina, sensuale ed irraggiungibile. Il gruppo vocale Due + Due venne fondato da Nora Orlandi del 1952 e fu attivo fino al 1963 partecipando a migliaia di festival, incisioni, trasmissioni radiofoniche e televisive. Della prima formazione del 1952 facevano parte, la stessa Nora Orlandi, Rosetta Fucci quale voce solista, Marcello Fabrizi ed un altro componente di cui non si conosce il nome e che venne presto sostituito da Massimo Cini. Nel 1954 Rosetta Fucci si staccò dal gruppo per intraprendere la carriera da solista ed anche Marcello Fabrizi lasciò i compagni. Al loro posto entrarono Paola Orlandi ed Alessandro Alessandroni. Quest'ultima dovrebbe essere la formazione rappresentata nella foto.
Quando nel 1955 il Festival di Sanremo venne ripreso in diretta dalla Tv arrivò al suo apice il successo dell'orchestra del maestro Cinico Angelini. L'epopea dell'Orchestra Angelini iniziò nel 1930 quando venne chiamata ad eseguire musica da ballo alla Sala Gay di Torino, la più famosa sala da ballo dell'epoca i cui concerti erano trasmessi in diretta dall'EIAR. Il maestro Angelini introdusse, per primo in Italia, la presenza del cantante fisso nell'organico orchestrale sullo stile delle grandi orchestre americane da cui riprese anche il repertorio. Fu il perenne rivale di Pippo Barzizza, altro direttore d'orchestra. Nel 1955 Claudio Villa approdò al Festival di Sanremo anticipando il play-back. Una faringite costrinse il cantante a disertare l'ultima sera del festival, la sera della diretta e del collegamento con tutto il mondo. Agli organizzatori non restò che far ascoltare il disco. Qualcuno mormorò si trattasse di una mossa di furbizia ed il "reuccio della canzone" si aggiudicò il primo premio con Buongiorno tristezza ed il secondo con Il torrente, cantate entrambe con Tullio Pane. Prima del "discorso del piedistallo" attaccato dalla stampa per la sua presunzione e prima di aver considerato la donna Il pericolo numero uno (entrambi gli eventi sono collocabili nel 1957) Claudio Villa posa i piedi, non sul piedistallo, ma sui pedalini della sua moto e saluta attraverso l'obiettivo di Palmas - ovviamente a fianco del Colosseo - i suoi ammiratori con una cartolina destinata a tutti i "Claudio Villa Fans Club" fondati da lui stesso. La sua passione per la moto non si è mai fermata; nel 1975 quando sposò la diciassettenne Patrizia Baldi insieme partirono, per la luna di miele, in sella alla motocicletta e con la tenda. Ha inciso circa 3.000 canzoni, venduto 45 milioni di dischi in tutto il mondo e girato 25 film musicali. Non è da tutti. Lo stile innovativo, la carica di sensualità e l'atteggiamento anticonformistico distinsero Jula De Palma dagli altri interpreti della "canzone all'italiana" che, come lei, parteciparono alle edizioni del Festival di Sanremo dal 1955 in poi. La canzone Tua, presentata nell'edizione sanremese del 1959, provocò scandalo in quanto alludeva all'amore fisico togliendole quella popolaritàche la televisione, ancora bigotta, avrebbe potuto darle. Da tutt'altra parte si collocò il Duo Fasano, rappresentante del genere melodico swing che alla fine degli anni '50, epoca del ritratto, venne messo in ombra dagli "urlatori". Quale esponente della "vecchia guardia", alla fine degli anni Cinquanta, si collocava Narciso Parigi che vinse nel 1959 il Festival di Velletri con la canzone Il postino innamorato. Narciso Parigi divenne popolare nel secondo dopoguerra con canzoni come Firenze sogna, Porti un bacione a Firenze, Sulla carrozzella. Fu un interprete di canzoni dialettali e stornellatore con una voce da tenore leggero che gli permise di interpretare anche operette. Un classico interprete della canzone napoletana èstato Aurelio Fierro il quale vinse tre volte il Festival di Napoli. Nel 1959 la sua attività era divisa tra il Festival di San Remo, quello di Napoli e le numerose tournèe all'estero. Alla cultura partenopea ha dedicato e continua a dedicare la sua vita: dalla passata fondazione di una casa discografica (la King) a quella più recente di una Accademia di promozione della canzone napoletana, dall'attività politica di consigliere comunale all'edizione di una grammatica (Grammatica della lingua napoletana) per finire col ristorante da poco aperto nel centro storico di Napoli ('A canzuncella). Anche l'universo jazz è entrato nella storia della canzone italiana e nell'obiettivo di Giuseppe Palmas:dall'orchestra di Flavio Carraresi, la cui carriera iniziònel 1950 al Jazz Club di Milano suonando con Basso, Vallambrini e Stan Getz, al pianista jazz Lelio Luttazzi, assai più famoso come presentatore anche se ha composto brani di successo come Souvenir d'Italie, Quando una ragazza a New Orleans cantata da Jula de Palma, Bum ahi che colpo di luna e Una zebra a pois cantate da Mina. Quando venne ritratto nel 1959 da Palmas, Bruno Canfora non era ancora il televisivo direttore d'orchestra dei più popolari show come &laqno;Canzonissima»e &laqno;Studio Uno». Tanti i brani di successo e le sigle televisive da lui composti e conosciuti per le interpretazioni di Mina (Due note, Vorrei che fosse amore, Brava, Conversazione, E sono ancora qui, Un bacio è troppo poco, Sabato notte, Nècome nè perchè ), di Rita Pavone (Fortissimo, Il geghegè, Il ballo del mattone ), di Ornella Vanoni (Tutta la gente del mondo ), delle gemelle Kessler (Da-da-umpa ), di Silvye Vartan (Zum zum zum) e di Rocky Roberts (Stasera mi butto ), solo per citare i più famosi. Un altro direttore d'orchestra, Arturo Strappini, aveva già abbandonato l'attività concertistica per dedicarsi alle musiche da film ed all'insegnamento del canto aprendo nel 1956 una scuola romana che prese il suo nome. Assai denso fu l'anno fotografico 1959. E' possibile anche incontrare Arturo Testa la cui testa è tra le gambe di Giovanna Avena ed un signore in ciabatte dal nobile nome di Antonio De Curtis. Che dire di Totò ed il mondo della canzone? Delle sue 70 canzoni scritte, trascurando quelle destinate alla rivista, solo Malafemmina (1951) è ricordata dal grande pubblico. Interpretata inizialmente da Giacomo Rondinella, Malafemmina èuna canzone d'amore che prima o poi tutti gli uomini hanno dovuto cantare. A lui è stato destinato uno scatto in terrazzo, un ritratto senza posa che restituisce l'attore alla quotidianità, all'umana solitudine. Giuseppe Palmas non poteva avere uno scatto più rappresentativo per Ornella Vanoni. La noia per la vita ricca ed oziosa, la voce aspra e spigolosa la fecero diventare un personaggio insolito. Nel 1959, Ornella Vanoni èla "cantante della mala". Un ruolo voluto da Giorgio Strehler, a cui era sentimentalmente legata, il quale confezionò su misura uno spettacolo fatto di canzoni di Jacques Brel, Brecht-Weill e vecchie ballate popolari. Spettacolo presentato anche al Festival dei Due Mondi di Spoleto, occasione in cui fu ritratta la foto. Sempre nel 1959 comparve davanti all'obiettivo di Palmas una giovane attrice, da pochi anni ritornata in Europa dall'Egitto dove nacque da genitori calabresi. Era Dalida i cui successi musicali ebbero inizio in Francia, ma la sua fama si legò al gesto tragico di Luigi Tenco che nel 1967 si tolse la vita dopo la partecipazione al Festival di Sanremo. Dalida, in quell'occasione, cantò in coppia con Tenco la canzone Ciao amore ciao e con lui condivise sentimenti che la portarono ad imitare il suo gesto. Alla fine degli anni Cinquanta canzoni eroicomiche come Che bambola! (1956), Teresa non sparare (1957), Eri piccola così (1958) inaugurano un genere, rimasto irripetuto, che rimanda alle celluloidi americane dei "bulli e pupe". Il personaggio interpretato da Fred Buscaglione, costruito dal paroliere Leo Chiosso, era il playboy dallo sguardo duro e dal cuore tenero che viene messo in crisi da bionde esplosive apparentemente svampite. Gli elementi costituenti il suo fascino sono:la voce roca, il baffo da delinquente, il bicchiere di whisky, l'eterna sigaretta ed l'alone di profumo che le bionde gli lasciavano (presumibilmente) attorno. Le foto del 1959, anno precedente la scomparsa del tombeur de femmes torinese, contengono quasi tutti queste caratteristiche (tranne l'ultima). Buscaglione si schiantò con la sua Thunderbird rosa contro un camion all'età di 39 anni con in cuore il dolore per la sua donna (Fatima Robins) che l'aveva lasciato dopo che lui le aveva dato tutto. Sul versante femminile la seduzione fu l'arma usata della giovane Maria Paris incantatrice dei pescatori del partenopeo quartiere Pallonetto di Santa Lucia dove nacque. Nei primi anni Cinquanta divenne protagonista della canzone napoletana incarnando il ruolo caro al pubblico napoletano della &laqno;sciantosella, figlia di mammà». Poi la gelosia del suo fidanzato-manager la costrinse a ridurre le scritture facendola quasi scomparire dalle scene finchè si ribellò e nel 1958 fece ritorno al festival di Napoli interpretando Tuppe tuppe mariscià . La foto di Maria Paris è l'esempio di un'apprezzabile parte dell'archivio fotografico di Palmas nella quale soubrettes, attrici, attricette e cantanti vennero riprese in posizioni... diciamo "accattivanti". Meritavano una sezione più rappresentativa perchè il mostrarsi è stata parte integrante della strategia del successo nel mondo dello spettacolo e da sempre fonte di interesse. Un'intera mostra andrebbe dedicata alle gambe fotografate da Palmas, ma... non resta che aspettare. La rassegna fotografica si dovrebbe concludere con Milva, i cui due ritratti scattati a poca distanza di tempo rivelano due diversi volti della cantante di Goro. Due diversi sguardi, quasi a segnare il momento del passaggio dalle balere dell'Emilia Romagna, nelle quali cantava con lo pseudonimo di Sabrina, alla platea nazionale accanto ad altre rivelazioni femminili di quegli anni:Mina ed Ornella Vanoni. Trascurando la coerenza cronologica dell'archivio fotografico si chiude la sezione dedicata alla canzone italiana con una scena rappresentativa del decennio che si stava affacciando:al bar col juke-box dove i sogni americani, le voci dei gruppi inglesi e le tiepide melodie italiane formarono un mix musicale che produsse solo emulazione. Franco Dell'Amore |
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ARCHIVIO FOTOGRAFICO GIUSEPPE PALMAS
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